October 9, 2026
Cos’è il rischio sismico: definizione, fattori e classi
Quando si parla di rischio sismico, ci si riferisce alla stima del danno conseguente a un terremoto che potrebbe verificarsi. Questo concetto va oltre la possibilità che un sisma avvenga, e si concentra invece sulle conseguenze reali che un evento di questo tipo potrebbe provocare su persone, strutture e attività umane. Il rischio sismico rappresenta quindi una valutazione complessiva degli impatti potenziali, prendendo in esame un edificio in una specifica zona sismica.
Grazie a questa definizione le autorità, le imprese e i cittadini possono adottare misure preventive mirate, trasformando la consapevolezza del pericolo in azioni concrete di protezione. La conoscenza del rischio sismico diventa così uno strumento essenziale per una efficace progettazione di edifici sicuri e per lo sviluppo di strategie miglioramento strutturale per garantire sicurezza e resilienza a lungo termine su scala nazionale.
Come si misura il rischio sismico
Il rischio sismico si ottiene combinando tre fattori: la pericolosità, cioè la probabilità che nel sito si verifichi uno scuotimento forte; la vulnerabilità, cioè quanto l’edificio è fragile; l’esposizione, cioè persone, beni e attività coinvolte. In forma semplificata: Rischio = Pericolosità x Vulnerabilità x Esposizione.
Dei tre fattori, la vulnerabilità è l’unico su cui il proprietario può intervenire, ed è quella che una valutazione del rischio sismico misura su un edificio specifico, indicando quali elementi sono critici e quali interventi di miglioramento sismico servono.

L’Indicatore di rischio sismico
L’indice di sicurezza (IS-V, noto anche come ζE) è il rapporto tra l’accelerazione al suolo che l’edificio è in grado di sopportare e quella che le norme richiedono a un edificio nuovo nello stesso sito. Sotto 1 l’edificio non raggiunge il livello di sicurezza di una nuova costruzione; pari o sopra 1 lo raggiunge. Insieme alla PAM è uno dei due indicatori da cui il D.M. 58/2017 ricava la classe di rischio.
Il rischio sismico in Italia
L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio sismico a causa della sua posizione geografica, stretta tra la placca africana e quella euroasiatica in continuo movimento. Questa collisione millenaria ha disseminato il territorio di faglie attive e vulcani, rendendo la penisola geologicamente instabile dalla Sicilia fino alle Alpi. A ciò si aggiunge un patrimonio edilizio spesso costruito prima delle moderne norme antisismiche, che aumenta la vulnerabilità di edifici e infrastrutture. Il nostro Paese è quindi un territorio ad elevato rischio sismico, per il quale prevenzione, manutenzione e adeguamento antisismico rappresentano priorità imprescindibili. Di conseguenza , il rischio sismico in Italia richiede un’attenzione costante da parte di istituzioni, imprese e cittadini. Solo attraverso una strategia integrata di interventi mirati sarà possibile convivere con questa realtà naturale riducendo al minimo le conseguenze negative sui beni e sulle vite umane.
L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio sismico a causa della sua posizione geografica, stretta tra la placca africana e quella euroasiatica in continuo movimento. Questa collisione millenaria ha disseminato il territorio di faglie attive e vulcani, rendendo la penisola geologicamente instabile dalla Sicilia fino alle Alpi. A ciò si aggiunge un patrimonio edilizio spesso costruito prima delle moderne norme antisismiche, che aumenta la vulnerabilità di edifici e infrastrutture. Il nostro Paese è quindi un territorio ad elevato rischio sismico, per il quale prevenzione, manutenzione e adeguamento antisismico rappresentano priorità imprescindibili. Di conseguenza, considerando le varie zone sismiche italiane, il rischio sismico in Italia richiede un’attenzione costante da parte di istituzioni, imprese e cittadini. Solo attraverso una strategia integrata di interventi mirati sarà possibile convivere con questa realtà naturale riducendo al minimo le conseguenze negative sui beni e sulle vite umane.
Perché comprendere il rischio sismico è fondamentale
In questo quadro, comprendere a fondo il rischio sismico in Italia non è solo un esercizio teorico, ma diventa uno strumento concreto per tutelare vite umane, attività produttive e patrimonio culturale. Un approccio consapevole permette infatti di trasformare la conoscenza del pericolo in azioni preventive mirate, riducendo l’impatto potenziale di eventi sismici e contribuendo alla resilienza complessiva del Paese. Conoscere il rischio sismico degli edifici nei quali si trascorre la propria vita è il primo passo essenziale per non sottovalutare il problema e, dunque, investire risorse in modo intelligente. Questa conoscenza diffusa crea una cultura della prevenzione che si traduce in minori danni futuri, maggiore sicurezza collettiva e un risparmio economico significativo nel lungo periodo.
Comprendere il rischio sismico significa investire nel futuro dell’Italia e delle sue generazioni. Seriana S.p.A., conscia di questa fragilità insita nel territorio, lavora quotidianamente per cercare le migliori soluzioni per rendere le aziende luoghi di lavoro sempre sicuri.
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Classi di rischio sismico: cosa sono e come vengono calcolate
Dal 2017, secondo quanto riportato nel D.M. 58/2017, ogni edificio può essere classificato con una classe di rischio sismico – classi che vanno da A+ (massima sicurezza) a G (minima). Fino al 2024 l’aliquota del Sismabonus cresceva con il numero di classi guadagnate; dal 2025 non è più così e la detrazione ha un’aliquota unica, oggi pari al [X%]. Conoscere e migliorare la classe sismica dell’edificio rimane però decisivo, perché migliorarlo può condizionare positivamente il premio della nuova polizza catastrofale, il rating ESG e, in caso di terremoto, può contrastare concretamente gli effetti negativi come il collasso della struttura nonché la non capacità di garantire la business continuity.

Le classi e cosa comportano
Le otto classi, da A+ a G, si ottengono dal peggiore tra due indicatori: la perdita economica media annua attesa (PAM) e l’indice di sicurezza per la salvaguardia della vita (IS-V). Le descrizioni che seguono sono indicative:
A+ – comportamento equivalente a un edificio di nuova costruzione: danni trascurabili anche con terremoti severi.
A – prestazioni elevate; l’edificio resta agibile dopo la scossa, con riparazioni minime.
B – buona capacità: i danni sono limitati e localizzati, con tempi di ripristino relativamente brevi.
C – livello di sicurezza sufficiente; l’edificio non collassa, ma servono interventi strutturali post-evento.
D – vulnerabilità marcata: probabile inagibilità temporanea e danni strutturali diffusi.
E – alta probabilità di lesioni gravi o collassi parziali; l’uso dell’edificio è a rischio.
F – struttura molto fragile, con scarsa duttilità e costi di riparazione attesi elevati.
G – massima vulnerabilità: perdita di stabilità anche con terremoti moderati, richiede messa in sicurezza urgente.
Metodo semplificato e metodo convenzionale
Il decreto ha stabilito due metodi per calcolare la classe di rischio: il metodo semplificato e il metodo convenzionale. In particolare:
Metodo semplificato
Il metodo semplificato, delineato nell’Allegato A del D.M. 58/2017, si applica esclusivamente a edifici in muratura e si fonda su una classificazione macrosismica ottenuta compilando una scheda che incrocia tipologia costruttiva, stato di conservazione e configurazione geometrica. Attraverso tabelle precalcolate si ricavano gli indicatori IS-V (Indice di Sicurezza) e PAM (Perdita Annua Media), così da attribuire una prima Classe di Rischio senza eseguire indagini o calcoli dettagliati. Lo strumento è pensato per valutazioni preliminari di tipo economico e speditivo: può essere impiegato per stimare rapidamente la convenienza di interventi locali e quantificare un possibile miglioramento, ma consente al massimo il salto di una sola classe e non è adatto a strutture in calcestruzzo armato, acciaio o prefabbricati industriali.
Metodo convenzionale
Il metodo convenzionale, descritto nell’Allegato B del D.M. 58/2017, è applicabile a qualsiasi tipologia strutturale—muratura, calcestruzzo armato, acciaio o prefabbricati industriali. Richiede un rilievo geometrico-materico dettagliato, prove sui materiali e una modellazione agli Stati Limite con i metodi di analisi previsti dalle Norme Tecniche vigenti. Su questa base si calcolano in modo analitico gli indicatori IS-V e PAM sia nello stato di fatto sia dopo l’intervento, potendo certificare il miglioramento di una o più classi di rischio. Il percorso produce una relazione di calcolo completa ed è l’unico che consente di documentare il salto di una o più classi dopo l’intervento, un’informazione sempre più richiesta da assicurazioni, banche e investitori.
Come si assegna la classe
Parte del calcolo del metodo convenzionale, stabilito dal D.M. 58/2017, avviene valutando due parametri fondamentali fissati dalle Linee guida allegate al decreto, da cui si ricava la classe di rischio:
- L’Indice di Sicurezza (IS-V), noto anche come indicatore di rischio sismico o ζE. Rappresenta il rapporto tra la capacità dell’edificio (accelerazione sismica di picco – PGAc che la struttura è in grado di sopportare) e l’accelerazione di domanda (PGAd, ovvero quella che le norme richiedono per un edificio nuovo nello stesso sito, per lo Stato Limite di Salvaguardia della Vita). Se questo indice è inferiore a 1, l’edificio non raggiunge il livello di sicurezza di una nuova costruzione; se è pari o superiore a 1, lo raggiunge.
- PAM (Perdita Annua Media), il costo medio annuo dei danni da terremoto, espresso come percentuale del costo di ricostruzione dell’edificio.
Nel dettaglio:

Perché migliorare la classe conviene ancora
Prima di pianificare un intervento, vale la pena capire dove risiede il vantaggio economico concreto di un salto di classe sismica: le ricadute positive non si limitano alla sicurezza strutturale, ma toccano fisco, finanza e gestione del rischio aziendale.
- Detrazione fiscale – aliquota unica del 36 % (30 % dal 2026) su un massimo di 96 000 €; il certificato di classe non è obbligatorio per dimostrare la riduzione del rischio, ma rimane un documento utile al fine di completare l’analisi di un edificio;
- Premio assicurativo – le compagnie modulano il premio catastrofale in base alla classe, con possibili riduzioni del premio in base ai passaggi di classe;
- Valore patrimoniale e rating bancario – un salto di classe documentato è un elemento che banche e investitori considerano sempre più spesso nella valutazione del rischio e del profilo ESG, elementi sempre più richiesti dagli investitori;
- Gestione del rischio operativo – salire di classe riduce la probabilità di fermo produzione e abbassa gli accantonamenti straordinari necessari a coprire eventuali danni.
Verificare la classe di rischio sismico di un capannone o di uno stabilimento non è un dettaglio facoltativo: è il punto di partenza per stabilire tempi, budget e priorità degli interventi di miglioramento. Questa valutazione traduce parametri tecnici complessi in un indice chiaro e immediato, con la restituzione di un indicatore di massima che insieme ad una analisi modale può fornire visione dei passi necessari volti alla riduzione delle carenze strutturali rilevate. Richiedi una valutazione del rischio sismico per ricevere una consulenza, potrai conoscere la classe del tuo edificio e prendere le giuste misure per renderlo sicuro.
Il rischio sismico in Europa
Non è una novità, gli eventi degli ultimi secoli ci hanno mostrato chiaramente che l’Italia è un Paese con un rischio sismico notevole, variabile lungo tutto il suo territorio, ma quale è quello degli altri stati europei?
La mappatura del rischio sismico Europea
Ce lo dicono i ricercatori di SHARE, progetto finanziato dall’Unione Europea con lo scopo di scattare una fotografia dello stato della situazione sismica In Europa e dintorni.
Grazie al confronto di dati provenienti da più di 30.000 terremoti europei con magnitudo maggiore o uguale a 3,5 gradi della scala Richter a partire dall’anno 1000, e considerando i loro danni, hanno prodotto una mappa che rappresenta in maniera il più scientificamente accurata possibile il rischio sismico dei territori.

Questi dati sono stati ottenuti dall’archivio storico dei terremoti europei (AHEAD) e successivamente incrociati con i moderni dati delle faglie sismicamente attive in Europa: un totale di 1100 faglie che coprono una lunghezza complessiva di 64.000 km.
Il risultato finale è stata una singola mappa (quella qua sopra) che raffigura la pericolosità sismica delle varie zone (cioè la probabilità di scuotimenti forti, che da sola non è ancora il rischio) dove il colore viola/rosso rappresenta le zone con una probabilità più alta di terremoti potenzialmente gravi.
La mappa ipotizza ci sia una probabilità del 10%, o più, che entro 50 anni avvenga un terremoto del livello di sismicità assegnato nelle aree mappate.
La mappa identifica che i Paesi più esposti ad eventuali eventi sismici sono quelli della zona balcanica e di quella mediterranea, compresa ovviamente l’Italia.
Sono anche riportate alcune zone ad alto rischio isolate, come quella di vicino a Lisbona in Portogallo, Bruxelles in Belgio, vicino a Budapest in Ungheria e lungo la catena montuosa dei Pirenei.
I “punti caldi” nelle zone di Budapest, Lisbona e Bruxelles sono stati identificati per via di una frequenza di terremoti passati da non sottovalutare, mentre la zona dei Pirenei occidentali è collegata alla geologia della zona, che ospita una faglia attiva.
Il rischio sismico
Il rischio sismico non si valuta esclusivamente dalla frequenza di terremoti, ma anche dall’entità dei potenziali danni che potrebbero evincere in una determinata zona.
Chiaro è che una zona altamente popolata rischia di subire danni maggiori (inteso sia alle strutture ma soprattutto alle persone) rispetto ad una zona scarsamente popolata o disabitata.
Inoltre anche i singoli edifici di un unica zona possono avere reazioni differenti ad una sollecitazione sismica a seconda di diverse caratteristiche, come quelli strutturali o di destinazione d’uso, che identificano una classe di rischio sismico specifica Da anni Seriana S.p.A. si impegna a sensibilizzare il più possibile aziende sull’importanza della prevenzione sismica, perché, malgrado l’alta potenzialità che si verifichi un sisma nel nostro paese, esistono modi per non farsi cogliere impreparati, la consapevolezza e la conoscenza sono sicuramente un primo passo.
I dati evidenziati da questa mappatura sono molto importanti al fine di capire le zone dove è più necessario agire in maniera preventiva, con interventi di miglioramento o di adeguamento sismico, per ridurre il più possibile i potenziali danni causati da un terremoto.
Da qui si evince che mettendo a norma di sicurezza un buon numero di edifici si può potenzialmente ridurre di molto il livello di esposizione di una zona.
